Da Nove a dieci

Le mie ceramiche sono state alla Festa della Ceramica di Nove. Un appuntamento molto significativo per me perché non ci esponevo dal 2016, cioè dall’anno in cui ho iniziato la mia attività artigiana. Molto sentito anche perché avrei presentato la mia produzione attuale, i miei smalti, i miei pezzi saggar e anche perché mi sarei confrontata con tanti altri professionisti di questo mestiere dopo 10 anni.

Ci ho trovato persone estremamente cordiali e generose, penso alla mia vicina di stand Nevenka Martinello, a Federica Micozzi di Onde.di.Terra.

Per contro ho trovato molto scostanti borderline stro@#* alcuni ceramisti che si autodefiniscono influencer della ceramica e che non ho più voglia di seguire in rete.

Altri colleghi sono stati cordialmente formali ma seriamente abbottonati.

Capisco che non vado proprio alla fiera della concorrenza a raccontare i miei sudati segreti di lavorazione, ma per me la ceramica è anche condivisione. E’ il momento in cui confrontarsi con persone che parlano la mia lingua, no solo degli avversari con cui combattere per i clienti.

Infatti sopra tutti, Domenico di Fumi d’arte, mi è apparso come un oasi di generosità in un deserto di bocche sigillate. Non solo ci ha spiegato come realizza le sue spledide pipe, ma ci ha anche dimostrato come farle, ci ha insegnato come averne cura e utilizzarle. Una persona splendida.

L’ambiente dell’artigianato in Italia è tipicamente poco generoso. Infatti quelli che lo sono spiccano come eccezioni piuttosto che come la regola. E in realtà nella ceramica c’è poco che puoi rubare, con l’occhio o con l’orecchio, perché alla fine ci sei tu, l’argilla, lo smalto e il forno, ed è con questi attori che te la devi vedere.

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